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24 - Discorso di fine anno al web

By Fabio Mattis

Cari lettori/ascoltatori di We are the Net, sono un paio di settimane che non ci sentiamo, ma come sapete le urgenze di fine anno si tramutano spesso in impellenze primarie per i clienti che altrimenti passerebbero delle feste nella più assoluta disperazione di non aver avuto un Babbo Natale nella testata del proprio sito, anche se gli avevi fatto un modulo con cui se lo poteva caricare da solo. E poi sta arrivando la fatturazione elettronica, autentico spauracchio neo-evangelico percui tutti stanno correndo ai ripari fatturando anche le caramelle dell’88 perché non si sa mai. Senza dimenticare la caccia al nuovo codice univoco di fatturazione (che poi tanto univoco non è) e capire chi ha la partita iva, chi sarà forfettario e chi invece preferisce avere la fattura da privato. Insomma dicembre è stato un mese di cambiamenti, veri o presunti, e oltre alla corsa per i regali, il vero spirito del Natale occidentale, c’è stata la corsa agli armamenti digitali. E proprio a proposito dei regali, tra qualche giorno sapremo se davvero l’oggetto più venduto è stato Echo di Amazon: ovvero quel dispositivo il cui sistema operativo si chiama Alexa e a cui possiamo chiedere di fare un sacco di cose tra cui: “Alexa metti musica freejazzpunk inglese” e lei “Certo!” e altre cose tipo “Alexa di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?” “E’ bianco” oppure “Alexa abbassa le luci di casa” “Cosa cazzo vuoi che abbasso che hai le lampadine a incandescenza del ’52, comprati quelle nuove che ognuna costa 100 euro, barbone!”. Ecco… il problema di echo/alexa è che per sfruttarlo al meglio serve una domotica all’altezza. All’altezza di chi? Un po’ del dispositivo (che probabilmente il prossimo anno sarà obsoleto) e un po’ all’altezza delle proprie tasche perché per domotizzare tutto servono investimenti non da poco. Senza dimenticare, come già abbiamo segnalato su “we are the net” il problema dell’hacking e di malintenzionati che potrebbero prendere il controllo della nostra casa. Certo, non siamo qui a demonizzare le nuove tecnologie, sarebbe da parte nostra incauto e un po’ demagogico, ma pensiamo che essere attenti agli “spigoli” della nuova information technology, sia un motivo di saggezza. Non da ultima, qualche giorno fa, è uscita la notizia di un signore tedesco che ha richiesto ad Amazon (il produttore di Alexa ed Echo) di fornirgli i file registrati con tutti i comandi che aveva dato ad Alexa. Amazon ha risposto mandandogli 1700 file… peccato che non fossero suoi ma di uno sconosciuto da cui si possono dedurre il nome del partner, l’indirizzo di domicilio e tantissimi altri dati personali. Pensate se ci fosse un Alexa nella stanza dei bottoni di Trump… o se le vostre conversazioni personali finissero nelle mani di qualcuno che vorrebbe ricattarvi… Gli scenari che si aprono diventano quindi tantissimi. Come finirà la storia con questi assistenti virtuali? Probabilmente che tra qualche anno ne avremo comunque diversi in casa (già su molti smartphone Android è installato l’assistente di Google) perché l’innovazione e la moda sono inarrestabili. Pensate alle rivoluzioni di qualche anno fa dei cellulari prima, e degli smartphone poi. Personalmente aspettai un po’ di tempo ad acquistare il primo smarphone e non lo feci fino a quando non ne ebbi realmente bisogno (lavoravo spesso fuori ufficio e dovevo controllare spesso le mail). Quindi il nostro consiglio è di fare tutti gli acquisti tecnologici che volete, ma solo se effettivamente soddisfano un bisogno. Altrimenti si diventa schiavi della tecnologia, schiavi del consumismo e incapaci di sentirci realizzati senza quel particolare oggetto. Ci si sente fuori dalla tribù, abbandonati, lasciati ai margini. Come quando a scuola si veniva scherzati per le marche dei nostri vestiti, magari non proprio alla moda. Prendete ad esempio i ragazzini, la società che stiamo costruendo è molto simile ad una classe di una qualsiasi prima media statale. Ci sono i prepotenti e bigotti che cercano di spiccare sugli altri magari facendosi belli con le loro scatole a cristalli liquidi, vuoti come i loro cuori o forse meglio come quelli dei loro genitori. L’uomo è un essere imperfetto e, credo, che proprio grazie a questa sua imperfezione è l’unico animale che si può trovare in tutte le regioni del mondo. Le altre razze si sono identificate con l’habitat in cui vivono e in molti casi hanno preferito starne lontani. L’uomo, invece, forse ha sempre manifestato una resilienza a tutto che, passateci il termine, anche un po’ cialtronamente gli ha permesso di essere il primo mammifero sulla terra. Una volta insediatosi ha poi deciso di creare delle società con delle regole. Società che, per fortuna, sono quasi sempre state aperte alle nuove culture, volenti o nolenti. Quelle che non l’hanno fatto si sono estinte. Le culture quindi si rimodellano e proprio dal dopoguerra in avanti, secondo noi, abbiamo avuto un’accelerazione mai vista prima in campo tecnologico che non potrà arrestarsi se non quando essa stessa imploderà. Ma se da una parte la tecnologia è forse il fine a cui tende l’uomo moderno, dall’altra parte il consumismo, le ideologie (o post ideologie), le mode e soprattutto il marketing hanno creato delle derive pericolose e inutili, cercando di inserire negli spazi potenzialmente vuoti (magari prima dedicati ai propri cari, a se stessi o alla Terra) prodotti, beni assolutamente inutili per la propria crescita personale. Non è l’oggetto tecnologico da esecrare, ma l’uso sconsiderato e l’elevazione dell’oggetto stesso a status simbol, estromettendo da una comunque imbarazzante èlite chi non possa o soprattutto non voglia farne uso a mo’ di medaglia. Ma le medaglie si meritano, non si comprano. E lo stesso discorso si può fare per le ideologie di massa, sugli integralisti (personaggi senza dubiti), sull’emettere un giudizio su qualsiasi fatto di cronaca o costume accada nei nostri tempi. Forse il silenzio è spesso la tecnica maggiore, ma silenzio inteso come pace interiore, perché è sempre giusto dichiarare le proprie idee o i propri dubbi rispetto ad un unico modo di pensare, e non per questo si deve essere estromessi dalla comunità o ghettizzati, anche perché a conti fatti queste comunità (o community visto che vi parliamo da un blog informatico) se poi ben organizzate possono diventare il virus che infetta il sistema. E il sistema pensa di fare nuove crociate contro i moderni catari? Corsi e ricorsi direbbe Vico. Certo “er sistema” (leggasi sistema come qualsiasi corporazione voglia sfruttare le masse per fini commerciali, ideologici, ecc…) sarà sempre più forte, per chissà quanto tempo, ma pensiamo ancora che più che proclamare soluzioni (spesso anche troppo semplicistiche) sia l’Esempio (con la E maiuscola) che possa far cambiare idea alle persone. Sia a chi legge, che a chi scrive. E ribadisco che non è l’oggetto tecnologico in sé ad essere il problema. Prendete il web. La rete nasce, e il concetto viene spesso ribadito dal suo creatore Tim Berners Lee, come un luogo virtuale dove poter trovare informazioni o scambiarci le idee. E’ quindi come in una normale piazza di paese possiamo trovare il venditore truffatore o quello che ci porta valore. Sta a noi capire chi sia l’uno o l’altro, ma non perché siccome c’è il truffatore dobbiamo far saltare in aria la piazza. Educhiamo le persone ad essere attenti soprattutto quelli più ingenui. Come? Sempre con l’Esempio. We are the Net augura a tutti i lettori/ascoltatori un 2019 all’insegna della saggezza e della consapevolezza. Non abbassiamo la guardia. Facciamolo per i nostri figli e le generazioni venture. Per il nostro pianeta e tutte le creature che lo abitano. Buon 2019

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